Demenze Fronto-Temporali (FTD): Approcci Diagnostici e Questioni Neuropsicologiche Emergenti

Oltre la Memoria, Comportamento e Linguaggio nelle demenze fronto-temporali

Il termine “demenza” evoca spesso immagini di perdita di memoria, tipiche della malattia di Alzheimer. Tuttavia, il panorama delle demenze è vasto e complesso, includendo disturbi con manifestazioni cliniche distinte (per approfondire la differenza tra il normale invecchiamento e i primi segnali di demenza, puoi consultare il mio articolo su Demenza o normale invecchiamento: 7 segni da non ignorare). Tra questi, le Demenze Fronto-Temporali (FTD) rappresentano un gruppo eterogeneo di malattie neurodegenerative che colpiscono selettivamente le aree frontali e/o temporali del cervello. A differenza dell’Alzheimer, dove la memoria è il sintomo predominante, nelle FTD le manifestazioni cliniche si concentrano su alterazioni del comportamento, della personalità e del linguaggio. Capire bene cosa sono le FTD aiuta ad affrontarle nel modo migliore possibile, sia per sé che per i propri cari.

Le FTD sono caratterizzate da un’atrofia progressiva dei lobi frontali e/o temporali. L’esordio dei sintomi è variabile, spesso precoce rispetto ad altre demenze (tra i 45 e i 65 anni), ma può manifestarsi anche in età più avanzata. Questa eterogeneità clinica e patologica riflette uno “spettro” di condizioni sottese da diverse malattie neurodegenerative, spesso con accumuli anomali di proteine come la proteina tau (nelle taupatie) o la TDP-43 (nelle ubiquitinopatie).

demenze fronto-temporali

Le Diverse Forme Cliniche delle FTD e i Loro Correlati Neurali

Le demenze fronto-temporali si presentano principalmente in due grandi categorie cliniche:

  • Variante Comportamentale (bvFTD): è la forma più comune di demenza frontotemporale (circa il 50–60% dei casi) e si manifesta con profonde modificazioni della personalità, disturbi dell’affettività e comportamenti sociali inappropriati. La degenerazione colpisce principalmente i lobi frontali, aree cerebrali coinvolte nelle funzioni esecutive, nel controllo degli impulsi e nelle relazioni interpersonali.

  • Afasie Progressive Primarie (APP): queste varianti si manifestano con un deterioramento progressivo e predominante del linguaggio, pur mantenendo inizialmente intatte altre funzioni cognitive. Si distinguono in:

    • Variante Agrammatica/Non Fluente (nfvPPA): in questa forma di demenza fronto-temporale Il linguaggio diventa stentato, con difficoltà nella produzione grammaticale e nella ricerca delle parole. L’atrofia tende a interessare le aree frontali e insulari dell’emisfero dominante per il linguaggio.

    • Variante Semantica (svPPA): in questa forma di FTD il linguaggio è inizialmente fluente, ma i pazienti perdono progressivamente la capacità di comprendere il significato delle parole e degli oggetti. Le aree temporali anteriori, cruciali per la memoria semantica, sono le più colpite.

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La Variante Comportamentale  (bvFTD): Un Focus su Sintomi e Diagnosi Differenziale

La bvFTD (variante comportamentale delle demenze fronto-temporali),  ha spesso un esordio insidioso, solitamente tra i 50 e i 60 anni, anche se può presentarsi a età più giovane. Le alterazioni comportamentali sono il fulcro della diagnosi e, data la loro natura, possono essere inizialmente scambiate per disturbi psichiatrici come depressione, disturbo bipolare o schizofrenia, portando a significativi ritardi diagnostici (Rascovsky et al., 2011).

I criteri diagnostici consolidati per la bvFTD (Neary et al., 1998; Rascovsky et al., 2011) includono:

  • Disinibizione comportamentale precoce: comportamenti socialmente inappropriati, perdita delle buone maniere, azioni impulsive o imprudenti.

  • Apatia o inerzia precoce: perdita di motivazione e interessi, ridotta iniziativa.

  • Perdita precoce di sintonia o empatia: ridotta risposta ai bisogni e sentimenti altrui, distacco emotivo.

  • Comportamenti perseverativi, stereotipati o compulsivi/ritualistici precoci: movimenti ripetitivi, adozione di rituali o stereotipie del linguaggio.

  • Iperoralità e modificazioni del comportamento alimentare precoci: alterazioni delle preferenze, consumo eccessivo di cibo/alcol, esplorazione orale di oggetti.

  • Profilo neuropsicologico: deficit delle funzioni esecutive (attenzione, pianificazione, problem-solving, flessibilità cognitiva) con un iniziale risparmio della memoria episodica (anche se quest’ultima può essere influenzata da deficit di attenzione o organizzazione) e delle funzioni visuo-spaziali.

La valutazione neuropsicologica è fondamentale per distinguere l’apatia dalla depressione, la disinibizione dalla mania e i comportamenti ripetitivi dai disturbi ossessivo-compulsivi.

La Neuropsicologia delle demenze fronto-temporali: Strumenti e Biomarcatori Emergenti

La valutazione neuropsicologica approfondita è indispensabile per la diagnosi differenziale e la caratterizzazione delle FTD. Strumenti come il Neuropsychiatry Inventory (NPI) e il Frontal Behavioral Inventory (FBI) (Alberici et al., 2007) sono usati per quantificare le alterazioni comportamentali. Scale come l’Apathy Evaluation Scale (AES) (Marin et al., 1991) o l’Interpersonal Reactivity Index (IRI) permettono di indagare aspetti specifici come apatia ed empatia.

Un’area di ricerca significativa è il riconoscimento delle emozioni dalle espressioni facciali, spesso compromesso nelle demenze fronto-temporali. Una meta-analisi del 2016 ha dimostrato che i pazienti con variante comportamentale di FTD (bvFTD) presentano deficit marcati nel riconoscimento delle emozioni rispetto ai controlli sani (d = 1,81; d indica la Cohen’s d, ovvero la dimensione dell’effetto: valori superiori a 0,8 indicano differenze molto marcate tra i gruppi) e ai pazienti con Alzheimer (d = 1,23). In particolare, le emozioni negative come rabbia (d = 1,48) e disgusto (d = 1,41) risultano significativamente più compromesse (Bora et al., 2016).

Biomarcatori e Neuroimaging Avanzato: le recenti scoperte sui biomarcatori stanno rivoluzionando la diagnosi. Il Neurofilamento a Catena Leggera (NfL) nel liquido cerebrospinale (CSF) e nel plasma si è affermato come biomarcatore altamente sensibile per la neurodegenerazione, inclusa la FTD (Ashton et al., 2021; Bang et al., 2015). Anche il GFAP (Glial Fibrillary Acidic Protein), indice di astrogliosi, mostra potenzialità. Tecniche di neuroimaging avanzato, quali PET con traccianti specifici, risonanza magnetica funzionale (fMRI) e risonanza magnetica con tensore di diffusione (DTI), consentono di identificare i pattern di atrofia e disfunzione cerebrale caratteristici delle FTD (Bang et al., 2015; Agosta et al., 2012).

Genetica ed Epidemiologia: Un Quadro in Evoluzione

Le demenze frontotemporali (FTD) sono considerate la seconda causa più frequente di demenza a esordio precoce, cioè prima dei 65 anni, subito dopo la malattia di Alzheimer. I dati epidemiologici possono variare da popolazione a popolazione, ma l’incidenza è significativa, rendendo le FTD una condizione da non sottovalutare (Bang et al., 2015).

Un aspetto importante riguarda la componente genetica: si stima che circa il 30–50% dei casi presenti una storia familiare di malattia. Le mutazioni più comuni coinvolgono i geni:

  • MAPT, che codifica per la proteina tau, fondamentale per la stabilità dei microtubuli neuronali;
  • GRN, responsabile della produzione di progranulina, una proteina implicata nei meccanismi infiammatori e neurodegenerativi;
  • C9orf72, caratterizzato da una ripetizione anomala di sei nucleotidi, che rappresenta la causa genetica più comune di FTD ed è spesso associata anche alla sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

Studi più recenti hanno identificato altre mutazioni significative nei geni FUS e TARDBP, che contribuiscono al complesso panorama neuropatologico delle FTD (Mackenzie et al., 2010).

Gestione Clinica e Prospettive Future dele demenze fronto-temporali

Attualmente non esiste una cura risolutiva per le FTD. La gestione è principalmente sintomatica e di supporto, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita del paziente e del caregiver. Le strategie includono interventi non farmacologici come la riabilitazione neuropsicologica, la terapia occupazionale e il supporto psicologico, oltre a farmaci mirati per la gestione dei disturbi comportamentali nei casi selezionati. La ricerca è estremamente attiva, focalizzata sullo sviluppo di terapie in grado di modificare il decorso della malattia (Olney et al., 2017).

Verso una Diagnosi Precoce e Terapie Innovative

Le Demenze Fronto-Temporali rappresentano una sfida complessa ma di crescente interesse nel campo delle neuroscienze. L’integrazione di un’accurata valutazione clinica e neuropsicologica con i nuovi biomarcatori e le tecniche di neuroimaging avanzato sta permettendo diagnosi sempre più precise e precoci. La comprensione approfondita della genetica e della neuropatologia apre la strada allo sviluppo di terapie innovative. L’obiettivo finale è migliorare significativamente l’assistenza e la prognosi per le persone affette da queste complesse patologie, offrendo nuove speranze per il futuro.

Bibliografia 

  • Agosta, F., Canu, E., Sarro, L., Comi, G., & Filippi, M. (2012). Neuroimaging findings in frontotemporal lobar degeneration spectrum of disorders. Cortex, 48(4), 389–413. 10.1016/j.cortex.2011.04.012
  • Alberici, A., Geroldi, C., Cotelli, M., Adorni, A., Calabria, M., Rossi, G., et al. (2007). “The Frontal Behavioural Inventory (Italian version) differentiates frontotemporal lobar degeneration variants from Alzheimer’s disease.” Neurological Sciences, 28(2), 80-86.  DOI: 10.1007/s10072-007-0791-3

  • Ashton, N.J., Janelidze, S., Al Khleifat, A. et al. A multicentre validation study of the diagnostic value of plasma neurofilament light. Nat Commun 12, 3400 (2021). 10.1038/s41467-021-23620-z
  • Bang, J., Spina, S., & Miller, B. L. (2015). “Frontotemporal dementia.” The Lancet, 386(10004), 1672-1682. DOI: 10.1016/S0140-6736(15)00461-4

  • Bora E., Velakoulis D., Walterfang M. (2016). Meta-Analysis of Facial Emotion Recognition in Behavioral Variant Frontotemporal Dementia: Comparison With Alzheimer Disease and Healthy Controls. J Geriatr Psychiatry Neurol, 29(4):205–211. DOI: 10.1177/0891988716640375
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  • Marin, R. S., Biedrzycki, R. C., & Firinciogullari, S. (1991). “Reliability and validity of the Apathy Evaluation Scale.” Psychiatry Research, 38(2), 143-162. DOI: 10.1016/0165-1781(91)90040-V

  • Neary, D., Snowden, J. S., Gustafson, L., et al. (1998). “Frontotemporal lobar degeneration: a consensus on clinical diagnostic criteria.” Neurology, 51(6), 1546-1554. DOI: 10.1212/WNL.51.6.1546

  • Olney, N. T., Spina, S., & Miller, B. L. (2017). “Frontotemporal Dementia.” Neurologic Clinics, 35(2), 339-374. DOI: 10.1016/j.ncl.2017.01.008

  • Rascovsky, K., Hodges, J. R., Knopman, D., et al. (2011). “Sensitivity of revised diagnostic criteria for the behavioural variant of frontotemporal dementia.” Brain, 134(9), 2456-2477. DOI: 10.1093/brain/awr179

  • The Lund and Manchester Groups. (1994). “Clinical and neuropathological criteria for frontotemporal dementia.” Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, 57(4), 416-418. DOI: 10.1136/jnnp.57.4.416

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