Il peperoncino: pizzica ma ci piace!

Il Peperoncino: un piacevole bruciore. 

A seconda della varietà cambia la quantità di capsaicina, che troviamo in dosi molto basse in quelli dolci e in dosi elevate nelle varietà più piccanti, quali habaneroscorpion e naga morich.  Parliamo del peperoncino e del suo principio attivo, la capsaicina,  che da quella sensazione di “piacevole bruciore” che tutti noi conosciamo.

peperoncino

La capsicum annuum è una pianta della famiglia delle Solanacee originaria del Sud America, comprendente numerose varietà che producono frutti di colore ed aspetto molto variabili che, nel linguaggio comune, prendono il nome di peperoni o peperoncini a seconda delle loro dimensioni.

Come mai, anche se il peperoncino provoca questa sensazione di bruciore, continuiamo a mangiarlo e aggiungerlo alle nostre pietanze?

La capsaicina contenuta nei peperoncini stimola i recettori del calore.

La nostra bocca è cosparsa di recettori che si attivano al contatto con le sostanze contenute negli alimenti o per altri fattori come il calore, ad esempio. Quando questi recettori vengono stimolati, inviano, al nostro cervello, l’informazione su quello che sta succedendo. 

E’ per questo che noi riusciamo a percepire ciò che accade nel mondo extra corporeo, attraverso questi “sensori” che ci permettono di acquisire informazioni dall’ambiente e inviarle al nostro “centro di elaborazione”,  il cervello. 

scoville scala
La scala di Scoville è una scala di misura della piccantezza di un peperoncino.

Il peperoncino brucia? E’ tutto un inganno per il nostro cervello!

La capsaicina si lega  a un recettore chiamato TRPV1 che normalmente si attiva in caso di contatto con qualcosa di molto caldo. L’informazione che arriva al nostro cervello, quindi,  è di bruciore, semplicemente perché il recettore attivato è quello che si sarebbe attivato a seguito dell’esposizione a temperature molto elevate. 

Ed è proprio in questo modo che il nostro cervello viene ingannato, la capsaicina si prende gioco, per così dire, del nostro cervello, facendogli credere che la nostra bocca  sia entrata in contatto con qualcosa di caldissimo. I nostri recettori segnalano al nostro cervello che siamo in pericolo, il quale reagisce di conseguenza rilasciando delle molecole che solitamente servono ad alleviare il dolore, le endorfine.

Perché succede questo? 

Secondo alcuni pareri esperti, il “piccante” nella nostra bocca fa scattare una specie di falso allarme, che induce un rilascio di endorfine in quantità maggiore del necessario, poiché la quantità rilasciata è pari a quella che sarebbe necessaria qualora il nostro palato fosse stato realmente danneggiato.

Le endorfine cosi prodotte migliorano il nostro umore e agiscono sulla percezione, facendoci avvertire la sensazione prodotta dal peperoncino non più come dolorosa ma come piacevole. Il meccanismo è simile anche in altri tipi di spezie molto diffuse, capaci di aumentare il livello di endorfine.

I peperoncini, nella cultura popolare, sono stati spesso usati come rimedio contro dolori di diversa natura, tanto che oggi diverse creme contro dolori muscolari, artrite o contusioni contengono questa molecola, la capsaicina.

Il peperoncino: quali altre proprietà.

Il peperoncino ha molte proprietà, tra cui quella di promuovere la vasodilatazione, dovute alla presenza di vitamina PP; quest’ultima favorisce l’ aumento dell’ elasticità dei capillari ed il miglioramento della circolazione sanguigna.   La capsaicina favorisce la secrezione del muco e dei succhi gastrici, quindi, favorisce la digestione ed aiuta a guarire dal raffreddore. Il peperoncino è anche ricco di vitamina C, per questo si è dimostrato come utile rimedio nelle malattie da raffreddamento.

L’uso regolare del peperoncino nell’alimentazione: cosa dice la scienza.

Secondo uno studio scientifico del 2015, consumare in maniera regolare e con una certa frequenza cibi piccanti è associato a una riduzione della mortalità. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Accademia Cinese di Scienze Mediche, analizzando dati provenienti da circa 480mila persone. La ricerca è stata pubblicata sul British Medical Journal (BMJ)*.

Studi scientifici precedenti avevano già evidenziato come il consumo di spezie e cibi piccanti potesse avere effetti benefici per la salute, grazie alle proprietà antiossidanti e antinfiammatorie di alcuni principi attivi.

Allo studio hanno partecipato 487.375 persone di età compresa tra i 30 e i 79 anni, provenienti dalla Cina. I partecipanti sono stati seguiti in un periodo compreso tra il 2004 e il 2008 rispetto alla mortalità e al numero dei casi di malattia registrati durante il periodo. Tutti i partecipanti hanno preso parte a un questionario sulla loro salute generale, il consumo di cibi piccanti, lo stile alimentare, età,  il loro stato familiare, il livello di educazione e l’abitudine a svolgere attività fisica.  Nelle conclusioni dello studio si legge che “il consumo abituale di alimenti piccanti è risultato inversamente associato con la mortalità complessiva e con la mortalità dovuta ad alcune cause specifiche, indipendentemente da altri fattori di rischio di morte”.

Tuttavia, i ricercatori mettono in guardia dall’effettuare un collegamento diretto tra il consumo di peperoncino e la riduzione del rischio di morte. In un editoriale Nita Forouhi dell’Università di Cambridge, infatti, dichiara che è troppo presto per dire se la gente possa trarre vantaggio dal consumo regolare di cibo piccante per migliorare la salute, ed evidenzia la necessità di ulteriori ricerche per verificare se l’associazione emersa dallo studio (cibi piccanti / mortalità) è il risultato diretto dell’assunzione di questi cibi, oppure sia da inputare a fattori dietetici differenti e/o allo stile di vita.

Praticamente, in base ai risultati dello studio, consumare alimenti piccanti una o più volte alla settimana sarebbe associato ad una riduzione del rischio generale di decesso, sia negli uomini che nelle donne, con una riduzione maggiore in chi non consumava alcol.  Inoltre, l’assunzione frequente di tali cibi sarebbe associata ad un minor rischio di decesso per cancro, ischemia cardiaca e malattie respiratorie, una riduzione del rischio maggiormente evidente nelle donne rispetto agli uomini.

I cibi piccanti più frequentemente inseriti nella dieta dei partecipanti sono stati i peperoncini freschi e  secchi, chi consumava peperoncini freschi mostrava una maggiore riduzione del rischio di decesso per le malattie considerate nello studio. 

Riferimenti bibliografici

*Jun Lv et al. Consumption of spicy foods and total and cause specific mortality: population based cohort studyBMJ, 2015 DOI:10.1136/bmj.h3942

Share Button