Perdita di memoria: quando chiedere aiuto.

perdita di memoriaLa perdita di memoria, disturbo della memoria o deterioramento della capacità mnemonica, si manifesta in una vasta gamma di condizioni, tra cui traumi o stress, infezioni, intossicazioni, problemi vascolari, malattie degenerative e metaboliche. Questo deficit comporta una variazione più o meno significativa nell’abilità di acquisire, richiamare e mantenere le informazioni e gli avvenimenti.

La memoria, essenzialmente, rappresenta la capacità cerebrale di conservare e recuperare, quando necessario, le informazioni acquisite nel tempo attraverso le esperienze di vita. Questa abilità di memorizzazione e recupero delle informazioni è fondamentale per il nostro apprendimento ed è alla base delle nostre interazioni sociali, poiché le nostre azioni si basano, in parte, sulle informazioni precedentemente acquisite.

Immagina di passeggiare per un bosco e di imbatterti in una pianta dai fiori colorati: la tua memoria registrerà non solo l’aspetto visivo di quei fiori, ma anche il profumo che emanano e forse persino il suono del vento che li accarezza. Ora, spostati in un momento della tua infanzia: ricordi il sapore della tua torta preferita, la sensazione del sole sulla pelle mentre correvi nel cortile della scuola, le risate con gli amici. Tutti questi frammenti di esperienza sono conservati nella tua memoria, pronti a essere richiamati quando ne hai bisogno.

Questa capacità di memorizzare e recuperare le informazioni è fondamentale per ogni aspetto della nostra esistenza. Pensaci: quando impari una nuova abilità, come suonare uno strumento musicale o guidare un’automobile, la tua memoria immagazzina i passaggi e i dettagli necessari per eseguire correttamente quella specifica attività.

Anche nelle interazioni sociali, la memoria gioca un ruolo indispensabile: ti permette di riconoscere i volti familiari, di ricordare nomi e dettagli delle persone con le quali interagisci, e di trarre insegnamento dalle esperienze passate per migliorare le tue relazioni.

Comunemente la memoria viene classificata sulla durata della ritenzione delle informazioni. Distinguiamo quindi tre principali tipologie: la memoria a breve termine, la memoria a lungo termine e la memoria sensoriale.

Il funzionamento della memoria presenta diverse sfaccettature, ognuna delle quali contribuisce al nostro ricordo degli eventi e delle esperienze. La memoria a breve termine, anche conosciuta come memoria primaria, svolge un ruolo cruciale nel trattenere una piccola quantità di informazioni, comunemente chiamata “span”, per un breve periodo. Questa forma di memoria è ora preferibilmente definita come “memoria di lavoro” dagli studiosi, poiché riflette meglio la sua funzione dinamica nel processare e manipolare le informazioni nella memoria di breve termine, piuttosto che semplicemente trattenere i dati.

La memoria a lungo termine è in grado di immagazzinare una vasta gamma di informazioni, le quali si organizzano in diversi tipi di memoria. Questi tipi includono la memoria semantica, che riguarda le conoscenza generale sul mondo e il loro significato, la memoria episodica, che si riferisce agli eventi e le esperienze vissute, e la memoria procedurale coinvolta nell’apprendimento di abilità motorie e nell’esecuzione di procedure per compiti complessi.

La memoria sensoriale, invece, trattiene brevemente informazioni uditive, visive, tattili, olfattive e gustative, per pochi secondi o millisecondi.

A livello neurofisiologico, i processi mnemonici rappresentano una rete complessa di attività cerebrali coinvolte nella memorizzazione e nel richiamo delle informazioni, attraverso la modifica del “peso” delle connessioni sinaptiche tra i neuroni (l’importanza di una connessione rispetto ad un’altra nel determinare la rappresentazione della conoscenza in termini di rete di connessioni neurali), un fenomeno noto come plasticità sinaptica.

Perdita di memoria: quali sono le strutture del cervello implicate?

Sebbene l’ippocampo sia comunemente associato alla codifica iniziale delle informazioni, studi recenti indicano che altre strutture cerebrali, come la corteccia prefrontale e le aree sensoriali, svolgono un ruolo significativo nell’archiviazione e nel richiamo delle informazioni a lungo termine. Questo suggerisce una visione più integrata della memoria, in cui diverse regioni cerebrali collaborano per formare e richiamare i ricordi. Parallelamente, l’amigdala, una struttura coinvolta nel processare le emozioni, attribuisce una connotazione emotiva ai ricordi, influenzando la loro salienza e il loro richiamo.

È facile intuire, quindi, che se qualcosa disturba lo scambio di informazioni e l’armoniosa interazione tra queste aree cerebrali, ne risentirà la nostra capacità di utilizzare efficacemente queste funzioni. Tra i disturbi della memoria troviamo le amnesie che possono manifestarsi in diverse forme e con vari gradi di severità.

Perdita di memoria: le amnesie.

L’amnesia anterograda è una condizione in cui un individuo è incapace di formare nuovi ricordi a lungo termine dopo un evento scatenante, come un trauma cranico o una lesione cerebrale. Questa condizione può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana della persona, poiché rende difficile l’apprendimento e l’assimilazione di nuove informazioni. Il trattamento di tale condizione può richiedere un approccio terapeutico mirato, che può includere strategie di compensazione e tecniche di rieducazione della memoria.

L’amnesia retrograda è una condizione in cui una persona è incapace di recuperare ricordi di eventi o informazioni che sono avvenuti prima di un certo momento nel tempo, solitamente a seguito di un trauma cranico, un intervento chirurgico o una lesione cerebrale. Questo significa che l’individuo può avere difficoltà a ricordare eventi e informazioni precedenti all’evento scatenante, anche se la capacita di immagazzinare nuove informazioni potrebbe essere intatta.

L’amnesia lacunare è una forma specifica di amnesia caratterizzata da lacune o vuoti nella memoria, in cui la persona non riesce a ricordare determinati eventi, periodi di tempo o informazioni specifiche. Queste lacune di memoria possono essere circoscritte a periodi di tempo specifici o a eventi particolari, mentre la memoria per altri eventi e informazioni può rimanere intatta.

Amnesia globale è una forma grave di amnesia caratterizzata dalla perdita totale o quasi totale della memoria autobiografica e della capacità di formare nuovi ricordi. In altre parole, il paziente con amnesia globale può avere difficoltà a ricordare gli eventi del suo passato e può anche lottare nel formare nuovi ricordi a lungo termine.

Questi disturbi possono essere transitori, stabili o progressivi, a seconda della causa sottostante, che può essere un trauma, un evento morboso grave o una malattia degenerativa come l’Alzheimer.

Oltre ai disturbi di memoria elencati sopra, vi sono altre condizioni cliniche da considerare, come le paramnesie che sono fenomeni illusivi della memoria, spesso associate a déjà vu, ovvero la percezione erronea di aver già vissuto un’esperienza, il jamais vu, cioè la percezione di qualcosa di familiare come completamente nuova, o la criptomnesia, un ricordo dimenticato che ritorna senza che la persona ne riconosca l’origine; la disnomia , una difficoltà nel trovare o recuperare parole correttamente che si manifesta come una difficoltà nel richiamare il nome di oggetti, persone o concetti, anche se la persona è in grado di comprendere e descrivere correttamente ciò che sta cercando di nominare e l’ ecmnesia, un disturbo della memoria in cui il passato viene vissuto come se fosse il presente e i ricordi possono essere ricordati in modo così dettagliato e vivido da sembrare più reali dell’esperienza attuale. Questo fenomeno può essere raro e può verificarsi in alcune condizioni, come stati alterati di coscienza, ipnosi, o in persone con particolari abilità mnemoniche.

Questi sono solo alcuni dei possibili disturbi che causano perdita di memoria, e le cause possono derivare sia da fattori psicologici che organici. Pertanto, quando il disturbo della memoria diventa persistente e genera disagio, è importante sottoporsi a una valutazione neuropsicologica. Attraverso l’impiego di test specifici, questa valutazione misura sia quantitativamente che qualitativamente la memoria e le altre funzioni cognitive. Se la valutazione neuropsicologica suggerisce una compromissione significativa della memoria o di altre funzioni cognitive, come l’attenzione o il linguaggio, possono essere necessari ulteriori esami strumentali, quali la risonanza magnetica o la PET, e una visita neurologica per escludere cause organiche dei sintomi cognitivi e valutare l’eventuale grado di compromissione cerebrale.

Per individuare i trattamenti più adatti, infatti, è di fondamentale importanza identificarne le cause sottostanti il problema. In presenza di ansia o depressione associate alle difficoltà cognitive, ad esempio, è consigliabile un trattamento combinato che includa sia trattamenti psicologici che farmacologici.

In presenza di fattori di rischio come ipertensione, diabete, dislipidemie o cardiopatie, è importante agire per tenerli sotto controllo, insieme alla correzione di eventuali stili di vita non salutari.

Non esistono farmaci miracolosi per la memoria, ma l’uso di alcuni integratori, come la colina[1] , possono avere effetti positivi nel contrastare l’evoluzione dei sintomi e limitare le alterazioni cerebrali associate al decadimento cognitivo.

L’omotaurina[2] , una molecola associata a un buon profilo di sicurezza e tollerabilità, ha dimostrato di proteggere il cervello dall’invecchiamento e di migliorare la funzionalità della memoria in alcuni studi. Altri approcci per la prevenzione della malattia di Alzheimer e delle demenze includono il controllo della dieta, l’aumento dell’attività fisica e mentale, e il trattamento precoce di eventuali comorbidità.

Un’alimentazione equilibrata ricca di fosfolipidi, fibre, minerali, vitamine e antiossidanti può favorire le funzioni cognitive [3]. Questi nutrienti sono presenti in frutta, verdura, tè verde, noci, pesci grassi e oli vegetali, mentre è consigliabile limitare il consumo di grassi saturi.

Numerose ricerche hanno dimostrato inoltre che un approccio integrato che combina specifici esercizi di stimolazione cognitiva con l’attività fisica risulta particolarmente efficace nel potenziare le funzioni cerebrali. La pratica combinata di esercizio fisico e stimolazione cognitiva mirata offre significativi benefici al cervello oltre a promuove la salute generale del corpo. Tale sinergia contribuisce a potenziare la concentrazione, la memoria e l’apprendimento, e può ridurre il rischio di sviluppare disturbi neurocognitivi come l’Alzheimer e altre forme di demenza [4].

FONTI

[1] Kansakar U, Trimarco V, Mone P, Varzideh F, Lombardi A, Santulli G. Choline supplements: An update. Front Endocrinol (Lausanne). 2023 Mar 7;14:1148166. doi: 10.3389/fendo.2023.1148166. PMID: 36950691; PMCID: PMC10025538.

[2] Manzano S, Agüera L, Aguilar M, Olazarán J. A Review on Tramiprosate (Homotaurine) in Alzheimer’s Disease and Other Neurocognitive Disorders. Front Neurol. 2020 Jul 7;11:614. doi: 10.3389/fneur.2020.00614. PMID: 32733362; PMCID: PMC7358344.

[3] Śliwińska S, Jeziorek M. The role of nutrition in Alzheimer’s disease. Rocz Panstw Zakl Hig. 2021;72(1):29-39. doi: 10.32394/rpzh.2021.0154. PMID: 33882663.

[4] Karssemeijer EGA, Aaronson JA, Bossers WJ, Smits T, Olde Rikkert MGM, Kessels RPC. Positive effects of combined cognitive and physical exercise training on cognitive function in older adults with mild cognitive impairment or dementia: A meta-analysis. Ageing Res Rev. 2017 Nov;40:75-83. doi: 10.1016/j.arr.2017.09.003. Epub 2017 Sep 12. PMID: 28912076.

Questo articolo nasce con intento divulgativo. Eventuali semplificazioni sono volute al fine di  renderlo di più facile lettura e comprensione.

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